Etichetta abbigliamento importato: Made in Italy e proprio marchio

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Copiamo qui la classica domanda che ci viene posta sull'etichetta di prodotti tessili. 

Domanda
Ciao,
ti disturbo per attingere ancora una volta alle tue conoscenze. Due domande:
1.       Acquisto da terzi stranieri dei capi d’abbigliamento, cosa occorre fare perché si possa apporre la targhetta “made in Italy”?
2.       A prescindere dal “Made in Italy”, sul capo d’abbigliamento posso apporre il MIO marchio per poi rivenderlo?
Grazie infinite!

Risposta:

Mettere il proprio marchio:
Per quanto riguarda rivendere i capi con il proprio nome non ci sono problemi se il fornitore è d'accordo.
E' meglio avere un pezzo di carta che confermi che il fornitore acconsente a questa operazione, in caso contrario vi può fare causa per concorrenza sleale - Violazione dei diritti esclusivi sul marchio

Mettere il "Made in Italy" in etichetta:
Ecco un breve riassunto sulle regole da rispettare per mettere il "made in Italy" su prodotti tessili.

  • la denominazione “Made in Italy” potrà essere utilizzata solamente per i prodotti finiti
  • il processo di lavorazione dovrà essere svolto nel territorio dello stato italiano per almeno due delle fasi di lavorazione
  • per le altre fasi sarà comunque necessario verificare la tracciabilità
  • siano presenti indicazioni di conformità alle normative vigenti in materia di lavoro e sia garantita l’esclusione di impiego di manodopera minorile nella produzione dei prodotti
  • vi sia una certificazione di igiene e sicurezza dei prodotti
  • vi sia il rispetto della normativa europea e degli accordi internazioni in materia ambientale.

Quali prodotti sono oggetto del provvedimento in esame?
Ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge n. 55/2010, «viene istituito un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti finiti e intermedi, intendendosi per tali quelli che sono destinati alla vendita, nei settori tessile, della pelletteria e calzaturiero, che evidenzi il luogo di origine di ciascuna fase di lavorazione e assicuri la tracciabilità dei prodotti stessi».
In particolare, per prodotto tessile, si intende ogni tessuto o filato, naturale, sintetico o artificiale, che costituisce parte del prodotto finito o intermedio destinato all’abbigliamento, oppure all’utilizzazione quale accessorio da abbigliamento, oppure all’impiego quale materiale componente di prodotti destinati all’arredo della casa e all’arredamento, intesi nelle loro più vaste accezioni, oppure come prodotto calzaturiero.
Dal testo del dettato normativo emerge chiaramente che il legislatore ha voluto utilizzare un’accezione di prodotti tessili quanto più estesa possibile al fine di ricomprendere al suo interno ogni tipo di prodotto tessile, di pelletteria e calzaturiero.
Quali elementi dovrà indicare l’etichetta?
Le imprese produttrici dovranno fornire in modo chiaro e sintetico le seguenti informazioni specifiche:

  • sulla conformità dei processi di lavorazione alle norme vigenti in materia di lavoro, garantendo il rispetto delle convenzioni siglate in seno all’Organizzazione internazionale del lavoro lungo tutta la catena di fornitura
  • sulla certificazione di igiene e di sicurezza dei prodotti
  • sull’esclusione dell’impiego di minori nella produzione
  • sul rispetto della normativa europea
  • sul rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale.

Si accresce notevolmente, dunque, la quantità di informazioni che i produttori dovranno fornire ai consumatori.
Quando sarà possibile utilizzare la dicitura «Made in Italy»?
Il testo normativo dispone, al riguardo, che sarà possibile adottare la dicitura «Made in Italy» esclusivamente per i prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione (come descritte nel testo di legge, e riportate di seguito) hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare «se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità». Il legislatore ha voluto, dunque, chiarire il significato del termine “prevalente”.
Quali sono le fasi di lavorazione nel settore tessile?
nel settore tessile si intendono:
 la filatura, la tessitura, la nobilitazione e la confezione compiute nel territorio italiano anche utilizzando fibre naturali, artificiali o sintetiche di importazione

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